Una canzone di Rino Gaetano di nuovo usata dalla pubblicità. Stavolta è una banda di strozzini chiamata Monte dei Paschi di Siena. Il cielo è sempre più blu canta Rino Gaetano sulle immagini rassicuranti. Volevo ricordare il testo:
Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l'aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh...
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l'aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d'invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh
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my doctor said I’ve got to sing a happy tune
Stasera ceniamo sul lunazzo (Luciano Bianciardi, tratto dalla rivista Kent)
Ragazzi, rimanga fra noi, ma tutto quello che è successo era abbastanza prevedibile. Che ce la facessero, intanto: tre uomini sul cosiddetto veicolo spaziale ad «orbitare» attorno alla luna. Che ce la facessero, altri quattro uomini a trafficare in orbita dentro e fuori un altro veicolo, sganciando e riagganciando. Che ce la faranno: a scendere sulla luna, e neanche fra molti mesi. Prevedibili i discorsi della gente: allunaggio.
Ha spiegato dottamente Walter Chiari, tempo fa a «Canzonissima», che solo nelle lingue neolatine si ha questo equivoco, per cui «terra» significa due cose: il nostro pianeta e il suolo su cui camminiamo. In inglese, per esempio, le parole sono due: earth è il pianeta, land il terreno. Quindi si può atterrare (land) sulla luna. Benissimo. Anche questo discorso era previsto. Previsti i giochetti di parole sugli abitatori della luna (ossia, gli uomini che ci andranno ad abitare): oggi c’è il chiaro di terra, che ti succede, hai la terra di traverso? Stasera ceniamo sul lunazzo, stai coi piedi sulla luna, lunemoto, lunestre, «nu quarto ‘e terra» e così via.
Erano prevedibili anche i discorsi dei letterati: che fai tu terra in ciel, eccetera. Posa la luna, eccetera. Smitizzata. Ridicolizzata dall’ingegno umano che non conosce frontiere eccetera. Ravvicinata a noi. Sdrammatizzata. Tolta alla contemplazione degli amanti. Come il cuore di Barnard: un muscolo qualsiasi. Dicono così. Già, ma se Barnard avesse trapiantato, che so un naso (difficilissimo) non avrebbero fatto tanto baccano. Il baccano c’è stato perché il cuore è sempre cuore. È il cuore di mamma, quello di Gesù, il sacro cuore. Altro che smitizzato. Così la luna. Scendere sulla luna fa più effetto che scendere, mettiamo, su Giove, che è più lontano ancora. Molto più lontano. Proprio perché la luna è quella cui si rivolgevano gli innamorati, quella che posava quieta sovra i tetti e sovra gli orti. La luna della nostra astrologia popolare, per cui il lunatico è quello che noi diciamo matto. (C’è anche, per la verità, il gioviale, il marziale e il morbo venereo, ma il secondo e il terzo non ci vengono dai pianeti, bensì dagli dei). La luna della nostra poesia, perché dove andò Astolfo a cercare il senno di Orlando? Andò sulla luna. Si è anche sentito dire che andare sulla luna non serve a nulla. Una volta atterrati (il Chiari ci autorizza ad usare questo verbo) non ci sarà da far altro che voltare i tacchi e tornarsene quaggiù. (Quaggiù è sicuramente improprio, perché alto e basso nello spazio non esistono). Non c’è vegetazione, non c’è acqua, non c’è aria, non ci sono animali e men che mai uomini. Non c’è un tubo di niente. Non sperate di piazzarci basi militari, o colonie agricole. Non sperate. Forse una base spaziale per andare più in là? Ma più in là dove? Su Marte? E cosa c’è su Marte? Un tubo di niente, su Marte, come sulla luna. Identico preciso spiccicato. Questo si è sentito dire, prevedibilissimo. Imprevedibile è stato invece il pensiero di un illustre medico di parte cattolica, e cioè: la scoperta dell’allunaggio (termine ridicolmente pedante) e la conquista dello spazio sono la risposta della scienza alla pillola. Possiamo moltiplicarci a piacere, tanto i nostri nipoti andranno altrove. Hai capito? E come decideremo chi mandare su (inesatto, lo so). Per sorteggio? Per estrazione? Per forza? Saranno poi molti i volontari disposti a partire? Queste son domande che vanno fatte.
Si è sentito dire che questa della corsa alla luna, e oltre, è il surrogato della terza guerra mondiale. Le due grandi potenze, convinte che lo scontro sarebbe mortale per l’una e quasi mortale per l’altra, hanno deciso di gareggiare in quel modo, facendo a chi ha il razzo più lungo e più potente. Proprio come fanno certi giovani coi loro attributi virili. La spesa oltre tutto è minore, anche se non molto minore, le vittime sono infinitamente più limitate, la gara di prestigio equivalente e in più c’è l’ammirazione di tutto il mondo, o quasi. Intanto, per tenersi in allenamento, c’è Hanoi, c’è Praga. E va bene. Se i generali non riescono a vivere senza qualche giocherello fra le mani, facciano pure questi bambinoni: diamogli l’Apollo e diamogli il Sojus. Una cosa non si è sentito dire. E allora la dico io. Solo in apparenza, adesso, la luna è più vicina. In realtà è molto più lontana. Cioè, la luna che conoscevo io, anni fa, era lì dietro il pagliaio. Sapevo a che ora spuntava, quando non spuntava affatto (luna nuova). Aveva una precisa influenza sulle semine e sui raccolti. Regolava i corsi delle donne. Illuminava la strada allo stanco viandante. Faceva abbaiare i cani e finalmente ispirava ai poeti malinconici pensieri sulla sorte dell’uomo. Si poteva chiederle cosa fai tu, luna, in cielo. Ora non glielo possiamo domandare più, perché la risposta ce l’ha data. E la risposta è niente. Definitivo. Chiuso. Ora la luna è distante centinaia di migliaia di chilometri e io sono sicuro che non ci andrò. Certo alcuni miei simili ci andranno, ma io son certo che alcuni dei miei simili diventeranno presidenti della repubblica, re, imperatori, cardinali, papi, oppure cambieranno sesso. Saranno, voglio dire, infinitamente pochi. Dire che l’uomo ha messo piede sulla luna equivale a dire che l’uomo è diventato papa. Lui e basta. Io no. Presidente della Repubblica. Lui.
Stamani ho voluto fare una prova. Dalla mia capsula spaziale, che ha la forma di una stanza d’albergo, guardavo gli abitanti del pianeta Terra passare per i corridoi di un ufficio, alla incredibile distanza di venti metri. E siccome mi faceva piacere vederli lì, li salutavo, da dietro il vetro, tutti. Uomini e donne. Non uno mi ha risposto. Anzi, io che me ne intendo leggevo nel loro cervello queste parole. Gli uomini: «In albergo ci dev’essere un finocchio». Le donne: «In albergo ci deve essere un puttaniere». Che fai tu luna in ciel?
You're sorta stuck where you are
But, in your dreams you can buy expensive cars,
or live on mars
and have it your way
And you hate your boss at your job
well in your dreams you can blow his head off
in your dreams
show no mercy
And all your bad days will end
And all your bad days will end
You have to sleep late when you can
And all your bad days will end
(repeat)
"ciao sono Dio"
"buonasera dottore"
Little boxes
Malvina Reynolds
Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky tacky,
Little boxes on the hillside,
Little boxes all the same.
There's a pink one and a green one
And a blue one and a yellow one,
And they're all made out of ticky tacky
And they all look just the same.
And the people in the houses
All went to the university,
Where they were put in boxes
And they came out all the same,
And there's doctors and lawyers,
And business executives,
And they're all made out of ticky tacky
And they all look just the same.
And they all play on the golf course
And drink their martinis dry,
And they all have pretty children
And the children go to school,
And the children go to summer camp
And then to the university,
Where they are put in boxes
And they come out all the same.
And the boys go into business
And marry and raise a family
In boxes made of ticky tacky
And they all look just the same.
There's a pink one and a green one
And a blue one and a yellow one,
And they're all made out of ticky tacky
And they all look just the same.
"beh, lily, è un sorriso quello?"
"(rutto) solo gas"
Così inghiottì la sua felicità e ritornò alla sicurezza del suo solito sconforto.
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.... così vado nei giardini
e mi guardano stupiti
e io dico: va così...

E intanto io me'mbriaco..
perchè nun me te vojo ricorda'
m'accenno dentro er foco, finché la testa mia nun se ne va...
(e poi entra il violino)
sono giorni che ho in testa una canzone e non se ne va, non se ne va...
l'amore è come un giorno
se ne va, se ne va
l'amore è come un giorno
abbagliato dal sole
tormentato dal vento
ubriaco di pioggia...

per andare a comprare le sigarette, e mi fa
-desidera? E io, -juke box. -Come juke box?!
capito, te che capisci, a volte capisci..
ero a pezzi: tutto il giorno a fantasticare
piangere e bere
Tagliarmi le vene nell’acqua calda dopo aver preso
mille barbiturici
la Bertini. Spossato (sposato?) e con figli.
Cara ti scrivo da Roma, da un tavolino rosso
nel giardino del bar all’angolo di piazza (Bernini?)
il bar col giardinetto appunto. Inutile dirti che è
autunno dovunque e le foglie cadute non si contano
il cielo è grigio ed è pieno di schedine strappate.
Come una calma improvvisa e nascosta così mi sembra come
fosse tanti secoli fa una nave procedendo trovava
d’improvviso un mare fermo. Andremo avanti a "scoprire
le americhe credendole indie?" Certamente perché la mia
ciurma, è ora morta come in una religiosa assenza di forze.
nessuno prega e sono solo tra le sedie ammonticchiate
svestite rassegnate ad attendere un’altra estate.
Sembrano 45 giri rotti, successi imballabili ormai.
(anche nel senso (spiritoso) che verranno imballate
nel magazzino segreto dell’inverno)
mi disse: sai quale è l’ultima speranza?
(sorrise debolissimamente)
l’ultima.
Vedi ottobre sta finendo è come un rovo di spine da cui
è nata forse un’ombra lucente. Ora in discesa è più facile
anche se la salita è eroica, salata. D’un colpo,
come un cobra lei si voltò e mi disse: merda
io la colpii con un leggerissimo buffetto lei infuriata
veniva avanti con un coltello da cucina grosso come
un cazzo di cavallo. Urlava: Merda sei una Merda.
Schivai a miracolo il suo colpo mortale (aveva gli
occhi gialli) il coltello s’infranse contro la cucina
e fui io stavolta, storcendole il polso,
finché non le sentii tremare le vene, a dirle: T’amo.
(BOH?)
estratto da ECCHIME di Victor Cavallo
EBB TIDE
First the tide rushes in
Plants a kiss on the shore
Then goes out to sea
And the sea is very still once more
So I rush to your side
Like the oncoming tide
With one burning thought :
Will your arms open wide ?
At last we're face to face
And as we kiss through an embrace
I can tell, I can feel you are loved
You are really, really mine
In the rain, in the dark, in the sun
Like the tide at its ebb
I'm at peace in the web
Of your heart's arms
Of your arms
mi creo delle scorciatoie
io non sono più dei vostri
vece, non mancava di intelligenza. Era pi-
gra, sì, pigra come il peccato. Ma tutto quel-
lo che diceva, anche se si trattava di inezie,
era interessante. Ed è un dono che io ap-
prezzo molto di più della capacità di parlare
con intelligenza. A me questo modo di espri-
mersi sembra di prim'ordine. Contribuisce
alla vita, mentre l'altro, il gergo colto, logo-
ra le energie, e rende tutto sterile, futile, as-
solutamente privo di senso. ..................
ah! dimenticavo... 27 anni fa il 19 gennaio.
...Che giuro ogni mattina
di fare grandi cose
ma quando vien la sera
che ho fatto? Niente! Niente!
Che vedo tanti sguardi
che sento tanti passi
poi chiudo la finestra
e viene strano il buio.
E quando nel mattino
un suono mi risveglia
io volto le mie spalle
e rido! Rido! Rido!
I say sorry
I say bye bye
I say miss you
I say cry cry
suono e canto
(...life is a tribute to you
and so is dying... )
da "I am drinking again" di Will Oldham
Quando canta mi fa pensare
che non c'è silenzio nelle sue
solitudini.
Che i suoi pensieri esistono davvero,
soprattutto quando ride.
non canto più
non mi sono mai adattato a questo mondo
recito
ma non abbastanza
sopravvivo
non ho più la forza di parlare e di scrivere
penso e finisce lì
Lorenzo adora le pizze irregolari;
riesce a scherzare su tutto,
vorrebbe fotografare
le persone a occhi chiusi
e si definisce inconcludente.
ho creato questo blog per farne un magazzino di cose che amo
ma oggi non me ne importa un cazzo di niente
e poi è anche natale
già! il natale... solo ricordi di merda
Vorrebbe sentirmi solo sua ma
poi mi racconta di avere amato
ogni sua amica.
Lorenzo suona la chitarra ma usa solo
due accordi...
magari tre.
Di notte si ferma ai distributori
automatici di lattine,
però gli mancano sempre gli spiccioli.
faccio quel che posso
il minimo
lentamente
Se ballo si ferma a guardarmi
da punti diversi.
La stessa cosa fa quando penso
oppure fumo.
non fa bene ascoltare will oldham in auto tra la casa e il lavoro tra il lavoro e la casa
...And I say : nip ! nap ! it's all a trap
Bo ! bis ! and so was this
Whoa ! whoa ! to haiti go
And watch it all come down
Ding ! dong ! a silly song
Sure do say something's wrong
Smile awhile, forget the bile
And watch it all come down
la gente che incontro è così buffa
drammaticamente buffa







